Forex – in che modo Brexit potrebbe colpire la sterlina


La sterlina ha avuto un inizio anno un po’ turbolento e ciò che sembra guidare il movimento dei prezzi è Brexit.


La prospettiva che la Gran Bretagna lasci l’Unione Europea (UE) sta innervosendo i mercati dalle azioni ai bond, ma probabilmente il mercato più influenzato è quello del forex.

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Stando alle previsioni di economisti, analisti e commentatori vari, se il 23 giugno il Regno Unito dovesse votare a favore dell’uscita dall’UE, diventerebbe molto probabile una liquidazione della sterlina.


Inoltre, preoccupazioni a lungo termine per le condizioni economiche britanniche e la prospettiva di una politica monetaria più tollerante portano a pensare che non vi sia alcuna garanzia che la sterlina si rialzi, se anche il Regno Unito non uscisse dall’UE. In ogni caso, sarà una lunga notte per i trader.


Il 2016 fino ad ora


La negoziazione sulla sterlina, fino ad ora, è stata volatile; a febbraio, la coppia GBPUSD ha raggiunto il suo livello più basso in 7 anni quando Boris Johnson ha annunciato di sostenere chi vuole uscire dall’UE. Nei 12 mesi prima della fine di marzo, la sterlina era calata dell’11%.


Come abbiamo notato nel nostro articolo precedente riguardante la sterlina e il voto Brexit, la volatilità implicita per i contratti di tre mesi è stata molto più alta del solito, superando i livelli raggiunti nel 2014 prima del referendum scozzese e l’anno scorso prima delle elezioni generali.


Non appena i sondaggi hanno mostrato meno supporto a Brexit, la sterlina ha visto un immediato rialzo, ma si aggira comunque intorno al 2% sul dollaro. Intanto, dal mese di novembre l’euro è risalito rispetto al pound e al momento è quotato ad un livello che si avvicina sempre di più al miglior livello da 18 anni a questa parte.


Previsioni su Brexit


Molti analisti hanno previsto che la sterlina potrebbe crollare del 20% se la Gran Bretagna dovesse votare di uscire dall’UE.


Le ultime stime arrivano dal National Institute for Economic and Social Research, che fa notare che una sterlina debole farebbe aumentare l’inflazione e porterebbe la Banca d’Inghilterra ad alzare i tassi d’interesse.


Gli analisti pensano che GBP/USD sarebbe quotato tra $1,10 e $1,20 se il Regno Unito dovesse uscire dall’UE, un livello che non si vede dalla metà degli anni ’80, quando Paul Volcker aveva frenato l’inflazione e il dollaro americano progrediva, culminando negli Accordi di Plaza con lo scopo di indebolire il dollaro.


E l’euro?


Il deprezzamento della sterlina non sarebbe certamente l’unico effetto di Brexit. Un recente sondaggio mostra come molti europei – dalla Germania alla Grecia – siano favorevoli ad avere un loro proprio referendum sull’appartenenza all’Unione Europea. Molti, anche se non la maggioranza, dicono che voterebbero in favore dell’uscita.


L’Italia mostra veri segni di esitazione: il 60% degli intervistati da ICM vorrebbe un referendum e il 48% voterebbe in favore dell’uscita dall’UE.


Il rischio di contagio di Brexit è reale e se i mercati delle valute pensano che l’intero progetto sia a rischio, potrebbero punire l’euro. Dopo Brexit, quanto costerebbe Grexit?


Un euro più debole sarebbe probabilmente musica per le orecchie di Mario Draghi, il presidente della Banca Centrale Europea, che sta disperatamente cercando di stimolare l’inflazione.


Il referendum britannico sull’appartenenza all’Unione Europea avrà luogo il 23 giugno. I trader seguiranno attentamente i sondaggi fino ad allora, per cercare di capire che direzione prenderà la sterlina.