Brexit: cinque modi con cui il voto per lasciare l’UE può cambiare l’economia del Regno Unito


Se a giugno i britannici votassero in favore dell’uscita dall’Unione Europea, le prospettive dell’economica del Regno Unito diventerebbero, secondo molti, piuttosto cupe.


La Banca d’Inghilterra ha avvertito infatti che si verificherebbero un rallentamento notevole nella crescita, una perdita di posti di lavoro, un crollo degli stipendi e un calo della sterlina. Ma è proprio vero?


Ecco alcune delle previsioni principali nell’eventualità che Brexit accada.

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PIL


L’aspettativa principale è quella di un colpo notevole al PIL britannico, se il paese dovesse lasciare l’UE. L’OECD prevede una riduzione cumulata del PIL da 2,7% a 7,7% entro il 2030. Nel breve termine, l’economia si ridurrebbe del 3% entro il 2020, il che equivale a £2,200 per ogni famiglia.


La stima del Tesoro suggerisce che l’economia si ridurrebbe del 3,4%-9,5% entro il 2030.

Il National Institute of Economic and Social Research (NIESR) prevede invece che il PIL si ridurrebbe di una cifra tra 1,5% e 7,8% entro il 2030. Nel breve termine, pare che nel 2017 si verificherebbe una crescita del 1,9% piuttosto che del 2,7% previsto nel caso restasse lo status quo.


Questi dati suggeriscono che anche le analisi più approfondite sui possibili effetti di Brexit sono difficili da misurare perché ci sono semplicemente troppe incognite.


Ciò nonostante, l’opinione pubblica sembra suggerire fortemente che il PIL si restringerà. Tuttavia, neanche questo punto è sicuro, poiché alcuni sostengono che potrebbe avvenire il contrario se il Regno Unito si liberasse dalle costrizioni delle regolamentazioni dell’UE.


Gli economisti pro-Brexit sostengono che un voto a favore dell’uscita dall’UE rafforzerebbe l’economia del 4% entro 10 anni.


Sterlina


Un aspetto su cui tutti quanti sono virtualmente d’accordo è che Brexit indebolirà la sterlina. Le stime variano un po’, ma sembra che vi sia un ampio consenso sul fatto che GBPUSD calerebbe circa del 20%.


NIESR, HSBC, Goldman Sachs sono tra quelli che si aspettano che la sterlina crolli di un quinto del suo valore rispetto al dollaro, il che porterebbe la moneta britannica al livello più debole da 30 anni a questa parte.


Calibrare il pound rispetto all’euro sarebbe molto più difficile. Se il Regno Unito lasciasse l’UE, ci sarebbe una pressione notevole sul resto dell’UE, poiché l’intero progetto verrebbe messo in dubbio. Un recente sondaggio mostra una grande volontà da parte di altri europei di indire il proprio referendum sull’appartenenza all’UE.


Inflazione


Con Brexit, l’inflazione sarebbe 2-4% più alta che se il Regno Unito restasse nell’UE, secondo il NIESR. Questo accadrebbe a causa della prevista debolezza della sterlina, che farebbe alzare i prezzi dell’importazione per i consumatori britannici.


Tuttavia, il quadro potrebbe complicarsi ulteriormente se lo shock causato da Brexit portasse le famiglie a spendere meno e le aziende a ritardare gli investimenti. Si potrebbero perdere dei posti di lavoro, i salari potrebbero calare e il consumo crollare.


Inoltre, nel gioco a somma zero dei mercati delle valute, anche l’euro verrebbe colpito. La paura che Brexit possa contagiare altri paesi avrebbe un effetto negativo sulla moneta unica e, vista la quantità di scambi commerciali tra Regno Unito e UE, questo ridurrebbe l’impatto di una sterlina debole.


Tassi d’interesse


Si suppone che una sterlina scorrevole e un’inflazione crescente possano costringere la banca ad alzare i tassi, ma l’argomentazione opposta sostiene che il calo della domanda aggregata farà sì che la Banca d’Inghilterra abbassi i tassi e si preoccupi dell’inflazione un’altra volta.


Secondo il report di maggio sulla politica della Banca d’Inghilterra, in questo caso sarebbe “un trade-off tra stabilizzare l’inflazione da una parte e la produzione e l’occupazione dall’altra. Le implicazioni della direzione della politica monetaria dipenderanno dall’entità degli effetti di domanda, risorse e tassi di cambio.”


Commercio


Mentre molti degli effetti sembrano essere a breve-medio termine, il NIESR e altri ritengono che l’impatto sul commercio e sull’investimento diretto all’estero sarà profondo e permanente. Non è chiaro come si profilerà il quadro del commercio dopo Brexit. Si può parlare dei modelli albanese, canadese, svizzero o norvegese, ma di fatto qualsiasi accordo dovrebbe essere elaborato dopo il referendum e nessuno sa veramente come si presenterà.


Gli economisti pro-Brexit sostengono che il commercio ne uscirebbe rinforzato, poiché una sterlina debole (dicono 8%) solleverebbe la competitività delle esportazioni britanniche e sarebbe quindi positiva per il commercio. Gli oppositori sostengono invece che qualunque di questi benefici sarebbe più che compensato dall’uscita dal mercato più grande del mondo.